

9. Caratteri e struttura del parlamento inglese nel Seicento.

Da: J. Brenger, L'Europa dal 1571 al 1661, in G. Livet-R.
Mousnier, Storia d'Europa, 4, Dallo Stato assoluto
all'Illuminismo, Laterza, Bari, 1983.

L'importanza del ruolo del parlamento nel regno britannico 
sottolineata in questo passo dallo storico francese Jean Brenger.
Se nel Cinquecento il parlamento inglese fu protagonista, insieme
al re, dell'affermazione della riforma protestante, nel Seicento
esso entr in conflitto con la dinastia Stuart. I parlamentari,
infatti, cominciarono ad usare ripetutamente il loro diritto di
veto in materia fiscale per respingere le pressanti richieste di
imposizioni, che i monarchi inglesi si vedevano costretti ad
avanzare per la continua diminuzione del loro patrimonio personale
e per la crescente partecipazione dell'Inghilterra a guerre
impopolari, combattute sul continente europeo. Da qui l'ostilit
accesasi fra le due istituzioni, che port la monarchia a
dilazionare le convocazioni e sminuire i diritti del parlamento.
L'autore mette comunque in guardia dal considerare quest'ultimo un
organo democratico: se la camera dei Lords (detta anche camera
alta) era formata dall'aristocrazia laica e religiosa, quella dei
comuni (camera bassa), composta generalmente dalla piccola nobilt
di campagna (la gentry), vedeva eletti nei suoi ranghi anche molti
esponenti cadetti delle grandi famiglie nobili, che potevano cos
controllarne e modificarne in parte l'operato.

Il ruolo del Parlamento fu capitale nella storia del popolo
britannico. I sovrani lo associarono infatti a tutte le decisioni
importanti da loro prese nel corso del Cinquecento; la Riforma
anglicana in particolare fu l'opera del Parlamento, ossia del re,
della Camera dei Lord e dei Comuni. Come in Ungheria [dove vigeva
un'assemblea nazionale], gli ordini [ossia i ceti nei quali era
suddivisa la societ] erano rappresentati da un sistema
bicamerale, costituito da una Camera Alta, dove sedevano i vescovi
(nel numero di 26) ed i pari [Lords] laici, il cui numero aumenta
incessantemente nel corso del Seicento (82 nel 1603, 97 nel 1625 e
142 nel 1660), e da una Camera Bassa composta dai deputati delle
contee e delle citt (anche il numero di questi ultimi and
costantemente aumentando, perch ci dava al re maggiori
possibilit di influenzare le elezioni. Edoardo sesto [figlio di
Enrico ottavo, re dal 1547 al 1553] cre 48 nuovi boroughs [citt
costituenti suddivisione amministrativa e collegio elettorale],
Maria Tudor 21 ed Elisabetta 60. Nel 1603 la Camera dei Comuni
contava 467 membri, nel 1640 il Lungo Parlamento [cos detto in
quanto rimase quasi ininterrottamente in carica fino al 1660] 504,
cos distribuiti: 396 per le citt, 24 per il Galles, 80 per le
contee e 4 per le universit. Non si tratta di un sistema
democratico: i deputati dei boroughs sono nominati da
un'oligarchia, e quelli delle contee dai gentiluomini e dagli
yeomen, i contadini liberi che dispongono di un reddito netto di
40 scellini. In realt la Camera Bassa  l'emanazione della
nobilt, giacch un lord pu facilmente controllare un rotten
boroughs [distretto putrido, cos detto in quanto dotato di scarsa
popolazione, ma ugualmente valido per eleggere un deputato] e
farvi eleggere un gentiluomo della sua clientela. Nulla impediva
ai figli cadetti delle famiglie aristocratiche di farsi eleggere
ai Comuni: nel Lungo Parlamento la gentry ed i cadetti
dell'aristocrazia rappresentavano i due terzi dei deputati. E'
dunque difficile affermare che la rivoluzione inglese sia stata
fatta da plebei in mal di nobilt, o che si sia trattato di una
rivoluzione borghese; e noi sottoscriviamo volentieri la tesi
[...] secondo la quale la nobilt delle contee [...] si sentiva
privata del potere politico (e dei vantaggi materiali a questo
connessi) a beneficio della sola nobilt di corte, composta
principalmente dall'aristocrazia, con l'aggiunta di alcuni
gentiluomini. Quando, dopo la Petizione dei Diritti [avanzata al
re nel 1628 per ricordargli i propri diritti], il re cess di
riunire il Parlamento, la nobilt delle contee sent la politica
di Laud e di Strafford [ministri e consiglieri di Carlo primo]
[...], come un intollerabile attentato ai suoi diritti. Essa
cominci cos a mettere in questione la prerogativa reale, o
quantomeno la sua estensione abusiva. La nazione inglese faceva
infatti propria la teoria di Sir Thomas Smith (De Republica
Anglorum, 1589): Il potere supremo ed assoluto nel regno
appartiene al Parlamento... Esso cambia le vecchie leggi, ne fa di
nuove, definisce le cose della religione, determina l'ordine di
successione al trono, fissa le imposte e le tasse, usa del diritto
di grazia; in breve, nel Parlamento, si fa tutto ci che facevano
a Roma i comizi centuriati o i comizi tributi. E per il
giureconsulto Sir Edward Coke il Parlamento  ad un tempo organo
del governo e tribunale supremo (1620). Esso rimise in onore la
procedura dell' impeachment, caduta in disuso dopo il
Quattrocento. I Comuni fungevano da grand jury per i casi di alto
tradimento, e deferivano il colpevole dinanzi alla Camera dei
Lord, che aveva funzione di alta Corte. Infine, il Parlamento
disponeva di un potere temibile: il potere di votare l'imposta.
Ora, sotto i primi Stuart la situazione diventa critica, perch
con la crescita economica del regno la classe dirigente si
arricchisce, mentre la monarchia s'impoverisce. Una tradizione
medievale voleva che il principe vivesse dei redditi del suo
demanio, e che l'imposta, che aveva carattere straordinario, fosse
votata dagli ordini prima di essere riscossa. Questa tradizione
era stata calpestata in Francia (perlomeno sui due terzi del
territorio), e si trovava seriamente contestata in Spagna. Si
trattava di sapere se sarebbe stata rispettata in Inghilterra.
Ora, grazie alle secolarizzazioni, nel Cinquecento il re  il pi
ricco proprietario fondiario d'Inghilterra; ma ha preso
l'abitudine di vivere consumando il capitale. Elisabetta ha
venduto terre per 500.000 sterline, Giacomo primo per 775.000, e
Carlo primo ha continuato. La fortuna dei re d'Inghilterra si 
dimezzata, ed i redditi del demanio sono calati in proporzione. Le
dogane fruttano grossi introiti, ma il Parlamento ha rifiutato di
concederle a Carlo primo per pi di un anno. Al re non restava
dunque che intendersi con il suo Parlamento, oppure trovare
espedienti come l'utilizzazione abusiva delle tasse feudali, la
vendita degli uffici, il ricorso al credito, o magari i prestiti
forzosi. Ma l'imposta diretta (4 scellini per sterlina di reddito
fiscale) doveva essere votata dai Comuni; e poich il re non
disponeva di alcuna burocrazia finanziaria, l'imposta era
ripartita nelle contee dalla gentry: un gentiluomo con 1.000
sterline di redditi reali era tassato per 20 sterline. Bench in
Inghilterra la pressione fiscale fosse assai modesta, il re si
urtava qui in una questione di principio, s che gli espedienti di
Carlo primo furono sentiti come una manifestazione dell'arbitrio
regio.
